Marzo 26, 2020

Traduttore letterario: una penna invisibile

By juliakalashnyk

E’ dai tempi di costruzione della torre di Babele che gli esseri umani cercano di capirsi tra di loro e rimandare dagli uni agli altri il proprio sapere. E qui il ruolo del traduttore è fondamentale. La natura di questa figura è molto varia, racchiude una miriade di sfumature. Ci sono traduttori che operano con testi scientifici e legali, poi ci sono quelli che si dedicano alla traduzione di articoli di natura medica, dove devono destreggiarsi con efficacia, seguiti da traduttori specializzati in traduzione tecnica, commerciale e tanto altro ancora. E’ poi c’è lui, quel genio incompreso del traduttore letterario, portatore di un’arte fondamentale, bensì invisibile agli occhi dell’umanità – quella capacità di trasportare le fondamenta culturali dal una paese all’altro.

Ancora Snell-Hornby parlava di un cultural turn, quando un traduttore deve tenere conto di tutto quel contorno culturale che accompagna il testo. Da qui possiamo dedurre che il traduttore letterario deve essere biculturale, e non solo bilingue. E poi non dimentichiamo di tante altre competenze che uno di questo mestiere deve padroneggiare, arricchite da interminabili letture in entrambe le lingue. Per nulla al mondo è semplice travasare la voce di un attore da una lingua all’altra, una trasformazione definita dalla traduttrice Charlote Mandell “Qualcosa di diverso, eppure la stessa cosa“.

Di questa figura ci accorgiamo solo quando la lettura del testo tradotto diventa faticosa, non scorrevole, quando non sempre riesce facile afferrare il senso dello scritto. Per il resto in pochi prestiamo attenzione a quel nome nel frontespizio, e tantomeno rendiamo conto della fatica ercoliana che un traduttore letterario deve compiere.

Oltre a essere poco visibile per il lettore, impegno di questa figura professionale viene sminuito e non retribuito mai abbastanza. Si calcolano le cartelle tradotte, e mai l’immersione totale nel testo, lo sforzo di ricostruire i modelli culturali da cui il libro proviene. Da cui sorge l’inevitabile domanda se un traduttore letterario possa essere considerato uno scrittore, oppure rimane sempre e comunque “una seconda pena“. Questo ancora è un forte argomento di dibattito, bensì intanto non è pensabile che la figura del traduttore letterario continui a rimanere costantemente nell’ombra.